Ho sempre saputo che il compromesso è una mediazione fra le parti ed è vero che si evidenzia nel matrimonio ed in politica come una vera arte...
Riconoscere l'abilità nel compromesso non è facile, si rischia d'essere fraintesi, si passa per deboli e/o paurosi e c'è una sovrapposizione delle capacità che interferisce con l'apparire.
I matrimoni sono passati da 419 mila del 1972 a 250 mila del 2007 e la politica non ha fatto di meglio, si fatica a trovare statistiche, ma il successo del libro “La casta” (http://it.wikipedia.org/wiki/La_casta) con oltre un milione di copie vendute è stato senza ombra di dubbio il megafono dell'intolleranza verso la classe dirigente del paese.
Stiamo inesorabilmente percorrendo la strada più semplice: del fare, del reale, dell'agire. Si parla spesso e troppo di economia reale, di fatti concreti e di risposte in tempi rapidi. In poche parole: siamo una società in declino (come i matrimoni). Il compromesso non esiste più, sta inesorabilmente scomparendo, esiste la convivenza per interessi comuni. Nella vita e nella politica stesso percorso...
Ora leggete questa descrizione del dizionario De Mauro della filosofia: “Attività conoscitiva rivolta a interpretare i principi fondamentali della realtà e le condizioni di conoscenza ed esistenza umane; disciplina che ha come oggetto le varie manifestazioni di tale attività.”
Leggetela di nuovo, ancora una volta, un'ultima volta lentamente... ed ora domando: Quanti politici oggi sono in grado di dare questa interpretazione della filosofia? E quanti sono abili nell'arte del compromesso?



